Irene Sibille / Dalla città ai coralli

La settimana inizia con il profumo di brezza marina. Oggi raccontiamo la storia di una torinese che ama e protegge il mare forse più del classico ligure medio. Conosciamola insieme.


Chi è Irene Sibille e cosa fa nella vita?

Mi chiamo Irene Sibille, ho 28 anni e sono una biologa ed ecologa marina.

Ho iniziato i miei studi universitari a Torino, laureandomi in Scienze Naturali, e li ho proseguiti a Genova, dove ho scelto di specializzarmi in Biologia ed Ecologia Marina. Già durante gli studi ho capito che viaggiare, esplorare nuovi ambienti e contribuire alla tutela del mare non erano solo una passione, ma la mia strada.

Dopo la laurea sono partita per Tenerife, dove ho trascorso 8 mesi collaborando con un’associazione di conservazione marina, Innoceana: un’esperienza che ha confermato definitivamente la mia scelta.

Oggi lavoro a Genova in una società che si occupa di escursioni in mare, tra cui whale watching (avvistamento di balene). Partendo da Genova navighiamo all’interno del Santuario Pelagos, un’importante area marina protetta internazionale che si estende tra l’Italia, la Francia e il Principato di Monaco, nata per proteggere cetacei e altre specie marine dai rischi legati alle attività umane, come l’inquinamento, il traffico marittimo e la pesca intensiva. Durante le escursioni mi occupo di divulgazione scientifica e sensibilizzazione: racconto ai partecipanti le specie che popolano il nostro mare e l’importanza della loro tutela. Parallelamente svolgo attività di monitoraggio e raccolta dati: ogni avvistamento viene registrato in un database condiviso con altre realtà, contribuendo allo studio e alla conservazione delle specie.

Sono anche una subacquea e, oltre a essere uno strumento fondamentale per il campo in cui lavoro, è anche il mio hobby preferito (difficile stare lontana dall’acqua). Quando non sono in mare, probabilmente mi trovate su un campo da pallavolo, la mia seconda grande passione.


Approfondendo sulla tua carriera: qual è stato l'ostacolo più grande o il momento più difficile che hai dovuto affrontare durante la tua carriera?

Essendo ancora all’inizio della mia carriera, credo che la cosa più difficile sia stata rendermi conto di quanta poca attenzione molte persone prestino all’ambiente marino. All’inizio ci si scoraggia un po’, ma poi ci si accorge che anche una piccola curiosità che riesci a suscitare in qualcuno è una vittoria e ti dà una carica enorme per continuare.

 

Il mondo della biologia marina è immenso, hai delle ambizioni in particolare? E/O progetti in programma?

Desidero continuare a crescere professionalmente nello studio dei cetacei, ma il mio obiettivo a lungo termine sarebbe dedicarmi in modo sempre più specifico alla ricerca sui coralli, una passione che guida le mie scelte fin dall’inizio del mio percorso.

 

Qui sul blog abbiamo avuto la possibilità di conoscere storie come la tua, di chi è ancora all’inizio della propria carriera, e storie come quella di Gigi o Alfredo, che lavorano in questo settore da tempo. Utilizzando questo blog come strumento per chiarire tanti tuoi dubbi… quindi cosa vorresti sapere da qualcuno che lavora nel settore da tanto tempo?

Se avessi l’opportunità di parlare con qualcuno che lavora nel settore da tanti anni, mi piacerebbe sapere cosa li ha spinti a intraprendere questa carriera e cosa li ha aiutati a crescere nel tempo. Vorrei anche capire quali sfide hanno incontrato sul campo e quali consigli darebbero a chi, come me, sta iniziando a lavorare nella conservazione marina. Credo che imparare dall’esperienza di chi c’è già passato sia uno dei modi migliori per crescere.


Ad alcune domande abbiamo già avuto risposta: vi lascio qui di seguito gli articoli in italiano che approfondiscono l’argomento: “Silvia eGrace / Le due voci del podcast Cose dette Mare”, “Lorenzo Montalbetti / Allaricerca di @lollomarittimo”.


Passando ora più al lato personale, come ti fa sentire poter lavorare a stretto contatto con il mare e fare divulgazione?

Crescendo ho capito quanto sia importante proteggere il nostro mondo e il nostro mare, partendo dai gesti più piccoli. Sapere che, attraverso la divulgazione, posso accendere una curiosità o far nascere una nuova consapevolezza anche in una sola persona mi dà una grande motivazione. È proprio in quei momenti che sento di essere nel posto giusto e di fare qualcosa che ha davvero valore.

 

Quindi che significato ha per te l’acqua? E qual è il tuo ricordo più bello legato ad essa?

Per me l’acqua è un mix tra tranquillità ed eccitazione. Da quando ho iniziato a fare subacquea e a scoprire il mondo sottomarino ne sono rimasta completamente affascinata. Quando mi immergo sento una calma profonda, ma allo stesso tempo un’energia fortissima. Da quel momento è nata una voglia continua di imparare, migliorare le mie abilità e approfondire le mie conoscenze, per poter trasformare tutta la teoria studiata in qualcosa di reale, vissuto, concreto.

Forse il mio ricordo più bello legato all’acqua risale al mio primo viaggio alle Maldive. Ho avuto la fortuna di andarci due volte, partecipando a delle crociere scientifiche organizzate dall’università. Appena arrivata ai tropici e immersa in quel paesaggio sommerso, sono rimasta senza fiato: credo sia lo scenario più bello che abbia mai visto.

Da quell’emozione è nato qualcosa di concreto: il desiderio di approfondire e comprendere davvero quel mondo. Ho così conseguito il brevetto per il protocollo Reef Check, un metodo di monitoraggio delle barriere coralline, che ho poi applicato durante il mio percorso universitario nella mia tesi magistrale.


Cosa ti ha insegnato il mare che porti con te anche nella vita di tutti i giorni, anche fuori dall’acqua?

Il mare mi ha insegnato il rispetto e la pazienza. Mi ha insegnato che non tutto è controllabile e che bisogna saper osservare, aspettare e adattarsi. In mare ogni cosa ha i suoi tempi e forzare le situazioni spesso non porta a nulla. È una lezione che cerco di portare con me anche nella vita quotidiana: imparare ad avere fiducia nei processi, accettare l’imprevisto e trovare il mio equilibrio anche nei momenti di incertezza.

So che sono tante domande e ti ringrazio per aver dedicato tempo e cuore a queste risposte. Per concludere: se il tuo rapporto con il mare fosse un libro (o un film), che titolo avrebbe?

Direi “Il mio amico in fondo al mare”. Perché racconta un legame autentico, fatto di osservazione, rispetto e connessione profonda con il mondo marino. Mi rivedo molto in questo approccio: la curiosità, la pazienza e la volontà di comprendere davvero ciò che si ha davanti, senza forzarlo.

È un modo di vivere il mare che sento molto vicino, sia nel mio lavoro che a livello personale.

Ringraziamo Irene per aver condiviso la sua storia con noi e le auguriamo di poter raggiungere tutti i suoi obiettivi, con quella fame di conoscenza e passione per il mare che la caratterizza.

Noi ci vediamo al prossimo episodio, che sia all’insegna della brezza marina o del profumo di cloro.

Rimanete connessi sul mio profilo Instagram @underwater_angelica per non perdervelo!

Comments

Popular posts from this blog

Massimo Zarafa / 40 anni sott’acqua

Lorenzo Montalbetti / Alla ricerca di @lollomarittimo

Fulvia Melis / Al servizio del mare e di chi lo vive