Fulvia Melis / Al servizio del mare e di chi lo vive
Oggi ho il piacere di raccontarvi la storia di Fulvia e del suo proposito: proteggere il mare dagli umani mentre protegge gli umani nel mare. Volete sapere come?
Chi è Fulvia e in che modo la tua vita è legata all’acqua?
Sono una biologa marina, nata in Sardegna ma trasferitami dopo il diploma per studiare prima a Torino e poi a Genova.
La mia vita è legata all’acqua praticamente da sempre: ho avuto la fortuna di nascere su un’isola e di crescere in una famiglia che mi ha trasmesso questo legame profondo fin da piccola.
Quando e come è nato questo amore per il mare?
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che non sarebbe stata solo una passione… ma anche il tuo lavoro?
L’amore per il mare è nato senza che me ne accorgessi, nella maniera più naturale possibile. Forse grazie alle mille vacanze in tenda con i miei genitori, che mi hanno insegnato a viverlo in modo genuino e rispettoso.
Mi sento di dire che no, non c’è stato un momento preciso di “illuminazione”: questa passione è semplicemente cresciuta insieme a me, accompagnando il mio percorso universitario e lavorativo, una volta iniziato.
Ci racconti più nel dettaglio il tuo percorso fino ad oggi e i tuoi obiettivi futuri?
Dopo il diploma ho vissuto un periodo di incertezza: sapevo di voler proseguire in ambito scientifico, ma non avevo ancora chiaro quale strada prendere.
Dopo la triennale in Scienze Naturali a Torino, però, ero certa di una cosa: volevo frequentare la magistrale in Biologia ed Ecologia Marina a Genova. E così è stato.
Sono stati gli anni più belli del mio percorso universitario, durante i quali ho avuto la possibilità di lavorare a diversi progetti regionali per la stesura della mia tesi. È lì che ho scoperto e approfondito la mia grande passione per la restoration ecology.
Dopo la laurea, grazie a un progetto Erasmus, sono partita per Tenerife per un tirocinio con l’ONG Innoceana, dove ho conosciuto tantissime persone speciali (tra cui proprio Angi, la scrittrice di questo blog!).
In questi otto mesi di tirocinio ho scoperto quella che è diventata la mia più grande passione legata al mare: la subacquea e tutto il mondo che le ruota attorno. Ma soprattutto ho capito come unire questa nuova grande passione al mio lavoro, specializzandomi in monitoraggi e campionamenti subacquei.
Il mio prossimo obiettivo è tornare a Tenerife per conseguire il Dive Master, passo fondamentale per realizzare il mio sogno più grande e raggiungere la mia meta finale: l’Australia.
Come vivi il doppio ruolo di bagnina e biologa marina? Da una parte ti prendi cura delle persone in acqua, dall’altra dell’ecosistema marino. Hai mai sentito che queste due dimensioni si completano? Oppure entrano, a volte, in conflitto?
Ho preso il brevetto da bagnina ormai dieci anni fa grazie alla mia istruttrice di nuoto, molto prima di immaginare che sarei diventata una biologa marina.
Da quando questi due percorsi si sono intrecciati, sono sempre andati d’accordo.
Grazie al ruolo di bagnina ho acquisito grande confidenza con il mare ma, soprattutto, un profondo rispetto: ho imparato a non sottovalutarlo mai, perché può rivelarsi più pericoloso di quanto sembri. Questa consapevolezza mi ha aiutata moltissimo anche nel mio lavoro di biologa.
Allo stesso tempo, la biologia mi permette di avere una visione più completa di quello che, dall’esterno, può sembrare solo uno specchio d’acqua pieno di pesci. Quando posso, ne approfitto per condividere ciò che ho imparato, dalle cose più semplici (come ricordare che la Posidonia oceanica non è un’alga!) a discorsi più complessi.
Anche se a volte, come bagnina, mi trovo in situazioni che vanno contro la conservazione marina, cerco sempre di far combaciare le due cose senza perdere di vista il mio obiettivo: proteggere il mare.
Qual è stato l’ostacolo o il momento più difficile che hai affrontato nel tuo percorso lavorativo?
Fin dall’inizio, scegliendo questo percorso di studi, ero consapevole delle difficoltà a cui sarei andata incontro. Avrei potuto limitarmi a coltivare il mare come una semplice passione senza trasformarlo in un lavoro, ma oggi sono felice della scelta che ho fatto.
So che la strada non sarà facile, viste le poche possibilità lavorative presenti in Italia nel mio campo, ma sono convinta che con il tempo e la determinazione riuscirò a realizzare tutti i miei progetti.
Non è sempre facile far capire che la biologia marina non è solo un “bel passatempo”, ma una professione vera e propria e soprattutto necessaria.
Passando al lato più personale…
Cosa ti ha insegnato il mare che porti con te anche nella vita di tutti i giorni, fuori dall’acqua?
Il mare mi ha insegnato quanto l’essere umano possa essere egocentrico.
Spesso dimentichiamo che l’equilibrio di cui godiamo ogni giorno sulla terraferma dipende da organismi microscopici che l’uomo, nella sua presunzione di essere “grande”, ignora o non cura.
Si distruggono interi ecosistemi senza comprendere la gravità e la portata di ciò che si sta perdendo. Il mare mi ha insegnato che se una cosa non si vede, non significa che non sia fondamentale.
Mi ha dato la consapevolezza che tutto è connesso e che la vera grandezza risiede spesso in ciò che è invisibile agli occhi.
So che è difficile sceglierne uno solo, ma… qual è il tuo ricordo più bello vissuto in acqua?
Sceglierne uno solo è impossibile, quindi concedimene almeno due.
Il primo è di quando ero piccola: mio babbo che mi portava dove l’acqua era alta, fino ad arrivare dove non toccavo più. Era il mio momento preferito della giornata; lì ho imparato a non avere paura del mare profondo e a viverlo come un gioco, un’abitudine che non ho mai perso.
Il secondo è molto più recente, vissuto durante un’immersione notturna a Tenerife. Inizialmente ero infastidita e un po’ agitata dal mare di fondo, ma a un certo punto ho smesso di lottare contro la corrente e mi sono lasciata cullare. Proprio in quel momento sono apparse diverse razze che, attirate dalle nostre luci, hanno iniziato a girare intorno alle torce.
È stato un momento di connessione incredibile, in cui mi sono sentita davvero in pace.
Come ti fa sentire il mare e che significato ha l’acqua per te?
Può sembrare banale, ma il mare mi dà una tranquillità e una felicità incredibili.
Mi rendo conto che è difficile trovare qualcuno che non sia felice quando è vicino al mare. Questo crea un senso di collettività tra gli amanti del mare, un clima leggero e coinvolgente che ti fa sentire parte di qualcosa.
Tornando all’ambito più ampio…
Qual è secondo te il più grande malinteso che le persone hanno sull’oceano? E qual è invece la cosa che ti piacerebbe davvero che tutti sapessero?
Secondo me il malinteso più grande riguarda le paure infondate verso certe specie, come gli squali. Li vediamo come mostri, quando in realtà sono fondamentali per l’equilibrio dell’oceano. Siamo noi a essere un pericolo per loro, non il contrario.
Quello che mi piacerebbe davvero che tutti sapessero è quanto pesino le nostre scelte. Spesso non ci rendiamo conto che piccoli gesti quotidiani, se sbagliati, hanno conseguenze enormi sul mare.
Vorrei che passasse il messaggio che non serve essere biologi per proteggere l’oceano: basta capire che tutto ciò che facciamo a terra, prima o poi, arriva lì sotto.
So che sono tante domande e ti ringrazio per aver dedicato tempo e cuore a queste risposte. Per concludere: se il tuo rapporto con il mare fosse un libro (o un film), che titolo avrebbe?
“Prova a prendermi.”
Credo sia il riassunto perfetto delle esperienze vissute finora da Fulvia e dei suoi prossimi obiettivi: Sardegna, Torino, Genova, Tenerife e… Australia.
Ringraziamo Fulvia per il suo impegno nel rendere il mare un posto migliore e le auguriamo un super in bocca al lupo per le prossime avventure!
Noi ci vediamo lunedì prossimo per scoprire qualcosa in più sul mondo sommerso.
Seguimi su Instagram (@underwater_angelica) per non perdere la prossima intervista!





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