Lorenzo Montalbetti / Alla ricerca di @lollomarittimo
Il protagonista della storia di oggi è Lorenzo Montalbetti, un ragazzo cresciuto tra le Alpi che ha deciso di inseguire il mare fino a trasformarlo nella propria missione. Tra ricerca scientifica, immersioni e divulgazione, ha scelto l’acqua come direzione, facendone casa, lavoro e continua ricerca di sé.
Chi è Lorenzo, detto Lollomarittimo, e in che modo la sua vita è legata all’acqua?
Lorenzo è un biologo marino specializzato nella ricerca su microalghe e
fitoplancton e divulgatore scientifico sui social, ormai mi posso definire
tale. La mia vita è legata all’acqua per passione e per lavoro. Mi chiamo "Lollomarittimo" sui social, ma sono di Varese, sono cresciuto nelle Alpi. Grazie ai miei genitori ho sempre avuto la fortuna di trascorrere le vacanze al
mare.
Quando e come è nato questo amore per il mare? E quando hai capito che volevi farne il tuo lavoro?
Questo amore per il mare è nato da piccolo, dopo aver sconfitto la paura della profondità grazie alle lezioni di nuoto. Inoltre, con mio papà andavo a fare snorkeling e a prendere le cozze sugli scogli frangiflutto. Mio nonno, invece, mi ha trasmesso la passione per la pesca.
Fin da piccolo mi
affascinava questo mondo: leggevo libri e avevo giocattoli a tema marino, che
custodisco ancora con cura. Ho capito che volevo dedicarmi a tutto questo dopo
un periodo di smarrimento alle superiori. Decisi di frequentare l’istituto per geometri
perché mi intrigava l’architettura e mi sarebbe piaciuto progettare case e
disegnare esterni, ma capii subito che quella non era la mia strada.
Durante una
vacanza al mare con i miei amici mi resi conto di quanto mi piacesse stare a
contatto con l’acqua e raccontare a familiari e amici ciò che vedevo. Lì mi
sono detto: “Farò di tutto purché il mare diventi il mio lavoro”. Così ho
iniziato a studiare Scienze Biologiche, per poi proseguire con Biologia Marina.
Adesso, a tutti
gli effetti, sono biologo marino: faccio ricerca su microalghe e fitoplancton
(produttori primari marini) e sulle acque lacustri (laghi e fiumi), anche se il
mio lavoro è molto più incentrato sulla chimica. Durante la magistrale, quando
ho vissuto a Ravenna per quattro anni, ho preso i brevetti subacquei Open e
Advanced. Ancora oggi, quando ho tempo e disponibilità economica, vado a fare
immersioni nel Mar Adriatico.
Mi piacerebbe
crescere e diventare Dive Master per continuare a educare sul mare anche dal
vivo, ma non credo che diventerei istruttore. Le esperienze più belle, a mio
parere, sono le immersioni notturne. La paura si trasforma in gioia appena
metti la testa sott’acqua e vedi cose che durante le immersioni diurne non puoi
osservare. Nelle immersioni notturne l’ambiente sottomarino si trasforma
radicalmente: si possono osservare creature attive solo dopo il tramonto, come
polpi, aragoste, granchi, seppie e barracuda a caccia. A volte è possibile
assistere alla bioluminescenza. È fondamentale utilizzare torce subacquee e
luci di segnalazione per garantire sicurezza e visibilità.
Entrando più nel dettaglio del tuo profilo Instagram @lollomarittimo (e approfitto per farti i complimenti per i 50 mila follower!), come è nata l’idea di creare questo account? Vuoi raccontare brevemente cos’è e a chi si rivolge, per chi ancora non lo conosce?
È un’idea che ho avuto quando stavo per concludere gli studi in Biologia
Marina. Insieme ad alcuni amici e compagni di corso volevamo creare un profilo
in cui ognuno di noi si specializzasse e divulgasse su un determinato argomento
dell’ambito marino. Alla fine loro, non del tutto convinti, hanno abbandonato
l’idea e io ho comunque deciso di provarci. Il primo tentativo di contenuto
forse si trova ancora su TikTok da qualche parte.
Ho iniziato con
video montati abbastanza male, nonostante una breve esperienza da youtuber a 14
anni, quando avevo un canale in cui pubblicavo video di videogiochi. Per la
laurea mi hanno regalato un telefono con una fotocamera di qualità migliore,
che uso ancora oggi per registrare i miei contenuti.
All’inizio i
video erano più comici e poco divulgativi; con il tempo ho cambiato approccio e
ho trovato il mio stile. Adesso sono molto più divulgativo, ma mantengo sempre
una nota ironica per non risultare troppo “sapientone”. Voglio rivolgermi a
quante più persone possibile, facendo conoscere il mondo marino in modo
semplice e leggero. Cerco di avvicinare anche chi si sente distante da questo
mondo. Riconosco che a volte potrei sembrare un po’ diretto in alcune
espressioni, ma è anche un modo per abbattere la barriera tra chi ne sa e chi
non ne ha la minima idea.
Passando al lato più personale, cosa ti ha insegnato il mare che ti porti anche nella vita di tutti i giorni, fuori dall’acqua?
Mi ha insegnato a non fermarmi all’apparenza, alla superficie, e a imparare a
guardare le cose in profondità per scoprirne la bellezza.
So che è difficile sceglierne uno solo, ma qual è il tuo ricordo più bello vissuto in acqua?
È facile rispondere perché è il momento che racconto sempre a tutti: quando ho
salvato una tartaruga Caretta caretta a Cefalonia, in Grecia. L’abbiamo trovata
per caso durante una sessione di snorkeling con i miei amici. Non sono grandi
amanti dell’acqua, ma quel giorno riuscii a convincerli a entrare in mare con
me.
La tartaruga era
impigliata, a circa cinque metri di profondità, in una cima legata a un
cassonetto dell’immondizia pieno di pietre, usato come ancora per piccoli
pescherecci in legno. Essendo l’unico a saper compensare, decisi di scendere io
a liberarla. Dopo siamo riusciti a nuotare per un po’ insieme a lei: è stato
bellissimo. Era la prima volta che vedevo una tartaruga in mare. Forse è stato
proprio quell’evento a rafforzare ancora di più il mio desiderio di diventare
biologo marino.
Come ti fa sentire il mare e che significato ha l’acqua per te?
Può sembrare banale, ma l’acqua in generale mi calma, non solo il mare. Anche
solo osservare la superficie, che sia acqua dolce o salata, mi rilassa.
Ovviamente la sintonia è più forte con il mare, forse grazie all’infinità
dell’orizzonte. Anche fare subacquea è meditativo: è necessario per prendersi
una pausa dalla realtà.
Tornando ora all’ambito professionale, qual è stato l’ostacolo o il momento più difficile che hai affrontato nel tuo percorso lavorativo?
Finora non ho avuto un percorso particolarmente tortuoso a livello lavorativo,
anzi forse lo sto per vivere adesso. La mia fortuna è sempre stata quella di
trovarmi nel posto giusto al momento giusto. Sono al termine di un’esperienza
lavorativa e mi trovo davanti a un bivio: continuare nella ricerca scegliendo
un dottorato in Europa oppure accettare contratti di ricerca brevi, di sei o
dodici mesi, dovendo ogni volta ricominciare da capo.
Qual è secondo te il più grande malinteso che le persone hanno sull’oceano? E qual è invece la cosa che ti piacerebbe davvero che tutti sapessero?
Il più grande malinteso è che gli squali siano cattivi e mangino le persone. Mi
piacerebbe che tutti fossero consapevoli che esiste sempre un modo ecologico e
sostenibile per vivere il mare, con le giuste precauzioni e mantenendo le
corrette distanze per rispettare tutti gli animali. [Quali sono i modi migliori per fare queste attività? Lascio qui il link del suo video Tiktok dove spiega l'argomento nel dettaglio].
Se il tuo rapporto con il mare fosse un libro (o un film), che titolo avrebbe?
“Alla ricerca di Lollo”.
Tra ricerca,
immersioni e divulgazione, il mare continua a essere la bussola di Lorenzo: un
luogo da studiare, da proteggere e, soprattutto, da raccontare.
Lo ringraziamo
per la sua disponibilità e la sua ironia, noi ci vediamo alla prossima storia!
Seguimi su Instagram (@underwater_angelica) per non perdertela.
A presto!

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