Silvia e Grace / Le due voci del podcast "Cose dette Mare"


Oggi ho il piacere di condividere con voi la prima intervista di coppia. Chi sono le protagoniste? Si chiamano Silvia e Graziella, le menti dietro il podcast “Cose dette Mare”. Scopriamo insieme chi sono e com’è nato questo progetto dedicato al mondo marino.


Chi c’è dietro al podcast “Cose dette Mare”? Chi siete e in che modo la vostra vita è legata all’acqua?
Silvia: Dietro al podcast ci siamo io e Graziella (detta Grace). Siamo entrambe scienziate marine, ci siamo conosciute durante gli anni di studio, ma ognuna di noi si è specializzata in ambiti diversi. Io mi occupo della parte più legata agli studi umanistici del mare, integrando diritto, filosofia e geografia nella costruzione di una rappresentazione del mare. Graziella, invece, si occupa del lato biologico, nello specifico di ecologia molecolare.
Per entrambe, la vita va anche oltre il mare: abbiamo molti interessi, tra cui sicuramente la musica, ma siamo curiose un po’ di tutto. Credo che questo sia il nostro punto di forza.
Il nostro legame con il mare è diverso: io mi sono avvicinata all’acqua inizialmente per un’attrazione estetica, poi per curiosità verso l’ambiente marino e il desiderio di capirne meglio il funzionamento, anche da un punto di vista professionale.
Grace: Io invece sono nata e cresciuta al mare. È una costante della mia vita ed è il posto in cui posso sempre tornare.

A sinistra Graziella e a destra Silvia 

Quando e come è nato il vostro amore per il mare? E quando avete capito che volevate farne il vostro lavoro?
Grace: Da quando ho memoria, ho sempre amato il mare e ho sempre voluto dedicarmi a questo. All’inizio ero molto più orientata verso gli animali marini, il laboratorio è arrivato dopo, ma ero l’unica bambina tra i miei coetanei a voler diventare biologa marina.
Silvia: Io invece sono nata e cresciuta lontana dal mare e, dove vivevo, tutte le bambine volevano diventare biologhe marine…tranne me (lol). Poi ho iniziato a guardare i documentari di Sylvia Earle, celebre oceanografa statunitense, biologa marina, esploratrice, pioniera dell’esplorazione degli abissi oceanici e autrice. Ho scoperto così una professione che non conoscevo: l’oceanografa. Da lì ho iniziato a cercare di capire cosa fare per poterlo diventare.

Entrando più nel dettaglio del vostro podcast e del profilo Instagram @cosedettemare: come è nata l’idea di creare questo spazio e perché avete scelto questo nome? Potete raccontare brevemente cos’è e a chi si rivolge, per chi ancora non lo conosce?
Silvia e Grace: L’idea è nata da Graziella, che un giorno ha pensato fosse interessante creare un podcast sull’ambiente marino. Da appassionata di podcast sapeva che ce ne sono molti, ma c’era ancora una nicchia scoperta. È stato qualcosa di molto naturale, quasi strano non averci pensato prima.
Silvia fa parte del team di Radio Bicocca, quindi aveva già le competenze tecniche e anche la strumentazione necessaria. Il nome invece è venuto a Silvia, camminando verso casa: un vero lampo di genio. Il gioco di parole mare/male rappresenta il nostro lato indie e valorizza l’imperfezione. “Cose” invece rappresenta il cuore del progetto: divulgazione e ocean literacy, parlare di mare in modo ampio, leggero e accessibile.
Al momento il centro è il podcast, disponibile su Spotify, Apple Podcast e YouTube, ma vogliamo ampliare il progetto e rafforzarlo anche sui social.
Cose dette Mare si rivolge a tutti gli appassionati di mare, nel senso più ampio possibile. Molti spunti nascono da domande ricevute nella vita quotidiana, alcune semplici, altre più complesse. Da qui l’idea di parlarne come se fossimo sedute al tavolino di un bar con un caffè.


Com’è stato il vostro percorso nella scienza marina fino ad oggi e quali sono i vostri obiettivi futuri?
Silvia: Fino a un anno fa ho studiato, orientandomi verso il mare attraverso discipline umanistiche come geografia, sociologia e diritto. Poi mi sono concentrata sul ruolo della filosofia nello studio dell’ambiente marino e infine ho lavorato sulla tridimensionalità del mare, che può sembrare ovvia, ma che spesso non viene considerata pienamente nella sua gestione. Ora mi sto dedicando completamente a questo progetto e spero possa crescere e arrivare il più lontano possibile.
Grace: Avendo sempre avuto le idee chiare, ho iniziato il mio percorso con una tesi triennale in ecologia marina. Poi è arrivata la magistrale in Marine Sciences e una serie di esperienze incredibili che, lo scorso novembre, mi hanno portata a iniziare un dottorato all’Università di Milano-Bicocca. Tra gli obiettivi futuri c’è sicuramente quello di concludere il dottorato e, nel frattempo, portare avanti questo progetto di divulgazione: ne siamo orgogliose e ci divertiamo, e questo è fondamentale.

Passando a un lato più personale, cosa vi ha insegnato il mare che portate anche nella vita di tutti i giorni, fuori dall’acqua?
Grace: A non fare troppi programmi e ad assecondare la corrente. Tutto può cambiare in ogni momento, bisogna farsi trovare pronti.
Silvia: Che non esistono davvero confini.


So che è difficile sceglierne uno solo, ma qual è il vostro ricordo più bello vissuto in acqua?
Grace: Vedere le balene. È stato qualcosa di inspiegabile. Eravamo su un catamarano durante il mio internship. Sapevamo che in zona erano arrivate delle balenottere di Bryde, ma, come sempre, non si ha mai la certezza di vedere ciò che si spera. Sarei ripartita per l’Italia due giorni dopo: ultima occasione… ed eccole lì. È stato incredibile.
Silvia: Probabilmente quando ho visto le megattere (grandi mammiferi marini appartenenti alla famiglia dei Balenotteridi) in Islanda. Un ambiente completamente diverso da quello mediterraneo, già affascinante di per sé, e poi questi animali enormi e meravigliosi: un’esperienza indimenticabile.

Qual è, secondo voi, il più grande malinteso che le persone hanno sull’oceano? E cosa vi piacerebbe che tutti sapessero davvero?
Grace: Non rispettarlo e sottovalutarlo, nonostante sia così vasto e fondamentale per la nostra vita. È un tema ricorrente nel podcast: si può e si deve parlare di mare anche lontano dal mare.
Silvia: Molti pensano che, data la sua immensità, il mare non risenta della nostra presenza e delle nostre azioni. È una visione fortemente antropocentrica. Mi piacerebbe che tutti capissero che il mare non è solo uno spazio geologico e biologico, ma anche sociale, profondamente intrecciato con la storia dell’umanità.

So che sono state tante domande, quindi grazie per essere arrivate fin qui. Per concludere: se il vostro rapporto con il mare fosse un libro o un film, che titolo avrebbe?
Silvia: il titolo del libro, che ovviamente sarebbe seguito da un film ispirato, è “Sirena della moda”. Lo rubo alle mie amiche, sono loro a definirmi così. Mi occupo di mare, ma nel tempo libero mi dedico quasi totalmente alla moda: l’unione è naturale. E poi, chi non ha mai desiderato essere una sirena?
Grace: “La magia di essere profondi”. E, conoscendomi, sarebbe uno di quei libri lunghissimi da mille pagine che o ami o odi. Oppure una bella saga fantasy: perché è facile fermarsi alla superficie, ma la parte più profonda e “magica” richiede impegno.


Ringraziamo Silvia e Grace per la loro simpatia e la loro dedizione al mare in tutte le sue sfaccettature e dimensioni.
Vi ricordo che potete ascoltare il loro podcast “Cose dette Mare” su Spotify, YouTube e ApplePodcast. E ovviamente non dimenticate di seguirle su Instagram @cosedettemare e Tiktok 
@cosedettemare.

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