Stefano Sibona / Sospeso, in silenzio nel blu
Oggi ho il piacere di raccontare la storia di chi, di solito, è dall’altra parte del racconto e si occupa di narrare storie attraverso il suo blog. Do il benvenuto a Stefano Sibona.
Chi è Stefano Sibona e in che modo la sua vita è legata all’acqua?
Sono un consulente finanziario che va sott’acqua dal 1997. Sono diventato istruttore tre anni dopo e, dopo qualche anno, sono diventato socio di un centro subacqueo a Pantelleria, in Sicilia.
Ho iniziato molto presto il mio rapporto con l’acqua grazie al fatto che i miei genitori, da buoni torinesi, avevano un appartamento nella riviera di Ponente della Liguria. Avevo quindi la fortuna di passare intere estati con i nonni al mare.
Ho iniziato presto a chiedere in regalo maschera e pinne, con le quali andavo a perlustrare i fondali sabbiosi di Andora, in provincia di Savona. Il passaggio successivo è stato il primo fucile subacqueo, grazie al quale andavo a caccia di polpi e sogliole. Non ti nascondo il piacere di arrivare a casa e trovare nel piatto ciò che avevo appena pescato e che era stato prontamente cucinato da mia nonna.
Quando e come è nata questa passione per la subacquea? E soprattutto, quando hai capito che volevi diventare istruttore? Raccontaci il tuo percorso dagli inizi sino ad oggi.
La decisione di iniziare un corso di subacquea con le bombole è nata per caso, su consiglio di una persona che all’epoca era un mio potenziale cliente e che è diventata una delle persone più importanti della mia vita, con la quale ho condiviso molte esperienze subacquee.
Lui stava frequentando il corso di primo grado CMAS presso un club in provincia di Torino, con l’obiettivo di imparare a utilizzare le bombole per pulire la chiglia della sua barca a vela e per essere autonomo nel disincagliare un’ancora.
Da lì a poco, quest’idea si è trasformata in passione per entrambi.
Ho frequentato questo club subacqueo, gestito da un personaggio istrionico che ho ribattezzato “il Subcomandante Decibel” per via del suo tono di voce. Sin da subito mi ha fatto credere che potessi essere un valido istruttore.
Il mio percorso è stato molto veloce: nel 2001 sono diventato istruttore e ho deciso di mettermi subito alla prova, candidandomi per passare il mese di agosto in un diving center per fare esperienza.
Sono approdato al Diving Cala Levante di Pantelleria, mi sono innamorato di quel posto e di quel centro immersioni. Ho continuato a fare le mie brevi stagioni estive, che finivo sempre per allungare di qualche settimana.
Dopo qualche anno sono diventato socio di questo diving center, con il compito di sviluppare la parte commerciale e quella di marketing.
In quegli anni ho sempre frequentato i diving center più importanti e attivi, con l’obiettivo di imparare il più possibile.
Quando si è conclusa l’esperienza di Pantelleria, ho deciso di dare spazio alla mia passione per la scrittura e ho creato UnderwaterTales.
Mi piace cercare sempre di andare oltre: ho scritto un paio di libri, mi sono dedicato alla creazione di alcuni cortometraggi subacquei e ultimamente mi sono appassionato al mio profilo Instagram.
Che cosa provi quando sei in acqua? E che cosa rappresenta per te, sia a livello personale che professionale?
Tempo fa ho inventato uno slogan: “sospeso, in silenzio nel blu”. Nasceva da una fotografia che mi ritraeva sott’acqua, dal basso verso l’alto, in assetto, con la luce del sole che filtrava. Fu scattata a tradimento e proprio per questo risultò molto naturale. Questo scatto mi rappresenta perché, sott’acqua, mi sento davvero sospeso, in silenzio nel blu.
Ormai faccio l’istruttore soltanto per gli amici e li accompagno sott’acqua quando me lo chiedono. A livello professionale provo ancora la soddisfazione di trasmettere una passione, di vedere uscire i ragazzi dall’acqua felici, emozionati e contenti di aver visto qualcosa di straordinario. Forse il momento recente più bello è stato quando una ragazza, appena riemersa, mi disse: “ma quanto è figo e quante cose mi sono persa.”
Domanda difficile: qual è il ricordo più bello che custodisci legato al mare o alla subacquea?
Risposta molto facile. L’amico del quale parlavo prima, quello della barca a vela e che mi ha introdotto alla subacquea, purtroppo non c’è più. Con lui, molti anni fa alle Maldive, ho visto per la prima volta gli squali martello. Eravamo entrambi ancora poco esperti e fu un’emozione così forte, intensa e bella che, quando lui è venuto a mancare, ho deciso di renderla anche fisicamente indelebile facendomi un tatuaggio a lui dedicato.
Che tipo di istruttore sei oggi e come è cambiata nel tempo la tua filosofia di insegnamento?
In parte l’ho già detto: faccio l’istruttore soltanto per gli amici.
In quasi trent’anni di insegnamento, la subacquea è cambiata drasticamente. Ho iniziato come istruttore CMAS, una didattica che all’epoca si distingueva per un’impostazione meno commerciale. In seguito sono passato a una didattica più strutturata e diffusa a livello internazionale come PADI.
Ho vissuto molte evoluzioni: dalla subacquea più “militaresca” a una subacquea più commerciale e user friendly. Oggi cerco di trasmettere un’idea semplice ma fondamentale: quando qualcuno inizia o si avvicina per la prima volta al percorso subacqueo, ci troviamo davanti a un momento magico. E in quel momento bisogna dare il 150% di sé stessi per trasmettere la passione e l’amore per il mare che solo chi lo vive sott’acqua può comprendere. Nel mio caso, anche per restituire ciò che ho ricevuto, perché dai miei istruttori ho sempre ricevuto passione.
Ti dedichi molto alla divulgazione sui social attraverso il tuo blog UnderwaterTales, parlando di subacquea e del mondo sommerso. Come è nata quest’idea? E dopo la partecipazione all’EUDI SHOW 2026 con il tuo spazio di interviste “Sotto La Superficie”, come immagini che questo progetto possa evolversi in futuro?
UnderwaterTales nasce in un momento di transizione: avevo chiuso la mia esperienza sia a Pantelleria sia con un altro diving che frequentavo.
Avevo bisogno di sentirmi ancora vivo e, dato che ho sempre amato scrivere (e in passato ho anche collaborato con la stampa specializzata), ho deciso di mettermi in gioco creando UnderwaterTales. I social sono stati una conseguenza naturale: inizialmente li usavo solo per divertimento, poi sono diventati uno strumento professionale e Instagram mi sta dando grandi soddisfazioni.
“Sotto La Superficie” nasce invece dalla mia passione per le interviste. Seguo Francesca Fagnani in “Belve” e apprezzo molto anche lo stile di Alessandro Cattelan. Da lì è nata l’idea di creare un format nel mondo della subacquea in cui i protagonisti, non necessariamente eroi o campioni, possano raccontare la propria storia subacquea.
Ho deciso di lanciarlo all’EUDI di quest’anno e ho già 7/8 puntate pronte. Cerco di pubblicare una puntata ogni 15 giorni, anche se il lavoro di preparazione è lungo e impegnativo.
Di recente hai avuto modo di provare il gran facciale Ocean Reef, una maschera che permette anche di comunicare sott’acqua. Secondo te ne vale davvero la pena oppure niente può sostituire il silenzio e il suono delle bolle, tanto amati dalla maggior parte dei subacquei?
Ho provato questo prodotto perché sto testando un sistema ideato da Divevolk, chiamato “SeaLink”, che permette di trasmettere in superficie, in tempo reale, le immagini subacquee riprese con uno smartphone.
Ocean Reef ha sviluppato un sistema Bluetooth che si collega al telefono utilizzato per le riprese. La maschera gran facciale consente quindi di raccontare in diretta ciò che si sta vedendo e vivendo sott’acqua.
È un progetto ancora in fase di test e perfezionamento, ma dal punto di vista divulgativo sarà sicuramente molto interessante. Immagina, ad esempio, una lezione di biologia trasmessa in diretta dagli abissi: un sistema del genere potrebbe davvero aiutare a coinvolgere nuove persone.
Detto questo, chi fa immersioni ricreative e cerca soprattutto tranquillità e pace dovrebbe continuare a utilizzare la maschera tradizionale e godersi il silenzio e il suono del proprio respiro e delle bolle.
C’è stato un momento particolarmente difficile nel tuo percorso che ti ha lasciato un insegnamento importante? Come sei riuscito a superarlo?
Nella vita i momenti difficili sono inevitabili.
Spesso, quando qualcuno entra in un sistema e cerca di andare oltre il ruolo di semplice comparsa, può creare attrito. Io ad esempio ho avuto un litigio molto acceso con il mio primo istruttore (il “Subcomandante Decibel”) e ho dovuto allontanarmi dal club subacqueo dove avevo iniziato e dove ero diventato istruttore. Ho superato quel momento perché, nel frattempo, stavo già costruendo il mio percorso a Pantelleria.
Ho avuto anche contrasti con un mio carissimo amico, che ancora oggi lavora nell’industria subacquea, semplicemente perché a volte dico cose che lui considera scomode (le definisce “puttanate”). Spesso il disaccordo crea fratture e manca la volontà di confrontarsi.
Io comunque continuo per la mia strada, perché sono convinto di quello che faccio e credo in quello che dico.
Se potessi dare un consiglio a chi sogna di avvicinarsi al mondo della subacquea, quale sarebbe?
Direi: “Provaci, perché è una figata incredibile al punto che rischi di rimanerne rapito.”
Quando accompagno qualcuno per la prima volta sott’acqua, gli dico sempre di fare ciò che feci io per caso la prima volta: alzare la testa, guardare verso l’alto e vedere la luce del sole filtrare nell’acqua. È una delle sensazioni più belle che abbia mai provato nella mia vita.
Ringrazio Stefano Sibona per la sua disponibilità e per la sua eloquenza, e per averci portato, con le sue parole, un po’ più in profondità sotto la superficie.
Noi ci vediamo al prossimo episodio, che sia all’insegna della brezza marina o del profumo di cloro.
Rimanete connessi sul mio profilo Instagram @underwater_angelica per non perdervelo!







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