Asia Oddo / Viaggi, oceani e respiri profondi
Chi è Asia e in che modo la sua vita è legata all’acqua?
Sono una ragazza di 26 anni con tantissime passioni, tra cui viaggiare, possibilmente verso mete tropicali con fondali da sogno. Da poco sono diventata istruttrice subacquea, così da poter unire la mia più grande passione al lavoro.
È un mestiere che mi ha sempre affascinata, ma ho iniziato a pensarci seriamente quando mi sono trasferita a Tenerife e ho cominciato a fare immersioni con continuità, conoscendo persone che vivevano già di questo. Il mio ragazzo, già istruttore, mi ha sicuramente ispirata e incoraggiata molto, aiutandomi a trovare quella fiducia in me stessa che forse mi mancava per fare l’ultimo passo.
Quando e come è iniziata questa passione?
Ho sempre amato l’acqua fin da piccola. Passavo intere giornate in spiaggia, tra onde, nuotate e corse sugli scogli. Ricordo che adoravo fare snorkeling e osservare i pesci: per me andare al mare significava portare una maschera e restare in acqua il più possibile. Il mio primo battesimo subacqueo l’ho fatto a 7-8 anni, in Egitto. Mi affascinava l’idea di restare sott’acqua senza dover tornare in superficie a respirare, ma ancora di più mi colpiva la sensazione di entrare in un altro mondo.
Hai trascorso mesi in viaggio in Asia e sei appena rientrata da un lungo periodo in Sud America. Cosa ti hanno insegnato i mari di continenti così diversi? C’è una differenza che ti ha sorpresa particolarmente?
Il mondo marino non smette mai di sorprendermi. In ogni Paese cambia ciò che vedi, ma anche ciò che senti sott’acqua. Viaggiare tra Asia e Sud America mi ha insegnato che il mare non è mai solo acqua: è un vero e proprio linguaggio. In Asia ho trovato un oceano che ti chiede silenzio; lì ho imparato ad ascoltare, a rallentare, a godermi il momento. In Sud America, invece, ho sentito energia pura: correnti più forti, incontri improvvisi, una natura più selvaggia.
C’è un luogo, tra quelli che hai esplorato, che ti è rimasto nel cuore più degli altri? Perché?
Il Parco Nazionale di Coiba, senza dubbio. Per me è un paradiso incontaminato, ricco di biodiversità. Ho avuto la fortuna di lavorare lì come guida di snorkeling ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Vedere ogni giorno squali, tartarughe, banchi di pesci e coralli in acque cristalline è qualcosa che difficilmente potrò superare. Spero di poterci tornare presto.
Qual è il tuo ricordo più bello in acqua?
Ne ho tantissimi, ma forse uno dei più intensi risale ai miei primi mesi a Tenerife, quando ho visto per la prima volta una tartaruga in immersione. La desideravo così tanto che ricordo di aver pianto dall’emozione. In quel momento ho capito ancora più profondamente quanto il mare fosse indispensabile nella mia vita.
Che cosa provi quando sei in acqua e cosa significa per te?
Entrare in acqua per me significa lasciare indietro ogni pensiero e concentrarmi esclusivamente sul momento presente. Sono sempre stata una persona molto riflessiva e l’acqua mi ha aiutata a ritrovare equilibrio. Anche nei momenti più bui è stata il mio rifugio. Disconnettermi dal mondo per ritrovare me stessa. Non potrei immaginare una vita senza il mare.
Quest’estate inizierai a lavorare come istruttrice in Sardegna. Che cosa significa per te insegnare nel tuo Paese, nel Mediterraneo, dopo aver esplorato oceani così lontani?
Sono felice che la mia prima esperienza da istruttrice sia proprio in Italia, perché viaggiando tanto negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare ancora di più il mio Paese. Il Mediterraneo è stato il mio primo mare: è quello che mi ha insegnato a respirare sott’acqua, a sentirmi a casa nel blu. Dopo aver visto il mondo, oggi sento ancora di più la responsabilità di valorizzarlo e proteggerlo.
Che tipo di istruttrice desideri essere?
Vorrei essere un’istruttrice amichevole, che non metta soggezione a chi si avvicina al mare per la prima volta. Sento la responsabilità di trasmettere sicurezza, ma anche curiosità e senso di appartenenza.
Che cosa suggeriresti a qualcuno che vuole iniziare a fare immersioni ma non sa da dove partire?
Direi di iniziare dalla curiosità, non dal coraggio. Molte persone pensano che serva essere coraggiosi per immergersi, ma in realtà serve soprattutto voglia di scoprire. Il primo passo è semplice: fare una prova con un centro serio, parlare con un istruttore, fare domande. L’ambiente subacqueo è molto più guidato e sicuro di quanto si immagini. Se senti anche solo una piccola attrazione per il blu, probabilmente vale la pena seguirla.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi legati al diving?
Voglio continuare a formarmi, crescere come professionista ed esplorare ambienti diversi nel mondo, ma soprattutto creare maggiore consapevolezza sull’importanza di proteggere il mare.
So che sono state tante domande e ti ringrazio per essere arrivata fino a qui. Per concludere in bellezza...
Se il tuo rapporto con il mare fosse un libro (o un film), quale sarebbe il suo titolo?
“Imparare a respirare”. Il mare mi ha insegnato prima di tutto questo: trovare calma nel profondo, gestire l’emozione, sentirmi piccola ma parte di qualcosa di immenso.
Questo è solo una parte di ciò che la subacquea può regalare: tranquillità, pace con sé stessi e la possibilità di trovare il proprio posto nel mondo.
Ringraziamo Asia per aver condiviso con noi la sua storia, raccontata con quella passione e quell’entusiasmo che la contraddistinguono.
Noi ci vediamo lunedì prossimo per scoprire ancora qualcosa in più sul mondo della subacquea. Seguimi su Instagram (@underwater_angelica) per non perdere la prossima intervista.






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